Non è il caso di brindare

Per tutta la scorsa settimana non si è parlato d’altro: gli italiani, convinti a torto o a ragione che la caduta del governo avrebbe stroncato ogni speranza di ripresa, sono rimasti da sabato a mercoledì con il fiato sospeso e poi, dopo il voto di fiducia che ha acceso il semaforo verde all’esecutivo, hanno cominciato i brindisi per festeggiare lo scampato pericolo.

In realtà c’è poco da festeggiare. E’ stato semplicemente superato un intoppo non previsto, ma la situazione generale non cambia: la ripartenza è lontana e non se ne vedono neppure i presupposti; la capacità di spesa delle famiglie si è ancora abbassata e l’aumento dell’Iva non la incoraggerà di certo; molti artigiani e commercianti chiudono l’attività per non dilapidare quel poco che sono riusciti a mettere da parte in una vita di lavoro. Quindi perchè brindare? E’ come se il motore della mia auto fosse completamente da rifare e io mi rallegrassi perchè il meccanico che lo deve sistemare (se ci riuscirà) ha fatto pace con la moglie.

E poi questa pace assomiglia molto alla brace che cova sotto la cenere. Letta gongola dicendo che il ventennio berlusconiano è finito e loda la determinazione di Alfano nell’opporsi ai “falchi” di Forza Italia, l’interessato non gradisce l’ingerenza e lo invita a non dare giudizi e a pensare solo al governo. Del resto il premier sa bene che se Atene piange, Sparta non ride. Secondo i sondaggi, il suo partito sale nella considerazione degli italiani – anche grazie allo scampato pericolo della sfiducia –  tanto da toccare il 32,2 per cento, lasciando Forza Italia a quota 20: e adesso che il Pd si è rafforzato e ricompattato, pensate proprio che i vecchi leader democratici vogliano consegnarlo nelle mani di Renzi, che li metterebbe alla porta nello spazio di due giorni? Si profila un’altra bufera.

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