In questa situazione non si può più temporeggiare

Durante la seconda guerra punica, Quinto Fabio Massimo Verrucoso, detto Cunctator, il temporeggiatore, fu nominato dittatore dopo la sconfitta subita dai romani al lago Trasimeno. La sua tattica, basata sullo sfiancamento del nemico e sulla capacità di evitare il combattimento aperto con i cartaginesi, fu talmente efficace che Cicerone disse di lui “bellum punicum secundum enervavit”, snervò la seconda guerra punica. Ma riuscì a snervare anche Annibale, salvando così la Repubblica. A volte temporeggiare serve, a volte è un suicidio, come nel caso dell’attuale situazione politica. Enrico Letta continua a mediare tra le parti che lo sostengono e puntualmente sforna proposte che sono ben lontane dai provvedimenti coraggiosi e risolutori di cui avrebbe bisogno l’Italia. Matteo Renzi cerca di dettare i tempi al premier, di dare un’accelerazione decisiva, tanto che all’interno del Pd si fa strada un teorema: se è vero che l’esecutivo è inefficace, è altrettanto vero che noi ne siamo i maggiori azionisti. Quindi, caro Renzi, vai tu a Palazzo Chigi e vediamo che cosa riesci a fare. Ma il sindaco di Firenze, che per ora preferisce stare alla finestra, risponde che non ha senso un cambio al vertice senza elezioni, ossia senza la legittimazione del consenso popolare; però, certamente, non si può andare a votare con questo sistema, occorre prima varare la nuova legge elettorale, che probabilmente è destinata a dormicchiare ancora parecchio sui banchi di Montecitorio. Risultato: siamo fermi. Intanto da più parti si sente parlare di rimpasto, come se l’immobilismo del governo si potesse superare cambiando tre o quattro ministri. Operazione che comunque farebbe perdere altro tempo e non servirebbe a nulla.

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