La coperta di Renzi non è il mantello di San Martino

Prima di diventare vescovo di Tours, San Martino era un ufficiale dell’esercito romano. Si racconta che durante una ronda notturna ai posti di guardia vide un mendicante seminudo e tagliò in due il suo mantello militare per donarlo al povero; il mattino dopo, al suo risveglio, il mantello era tornato integro. Il miracolo di San Martino, appunto. Matteo Renzi fino ad ora ci ha stupiti in mille modi, ma pare non ancora attrezzato per i miracoli, anche se già qualche suo biografo va mormorando che il ministro Maria Elena Boschi fino a qualche anno fa era un rospo inguardabile e poi il premier, con la sola imposizione delle mani, l’ha trasformata nella sventola che tutti conosciamo. Ma si tratta per adesso solo di una leggenda metropolitana. Tornando ai miracoli, il presidente del Consiglio ci sta provando: purtroppo la coperta è corta e non si rigenera come la coda delle lucertole o il mantello di San Martino, e quindi è costretto a prendere da una parte per distribuire dall’altra. Per noi c’è addirittura il rischio che, dopo questo tourbillon, ci ritroviamo tutti ancora più poveri. All’Italia non servono altri colpi di teatro né giochi di prestigio, ma un progetto a medio termine per la ripresa economica: soldi veri, soldi che entrano ed escono dalle mani dei cittadini creando un benessere reale, tangibile, e non miraggi di una ricchezza virtuale che, tutto sommato, se anche arrivasse sarebbe solo una minore miseria.

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