Europee: Renzi deve ricambiare la fiducia

Risultati imprevisti per le consultazioni europee, con il Pd che sfiora il 41 per cento e il Movimento 5 Stelle che si ferma al 21. Una grande vittoria di Matteo Renzi, uno smacco pesante per Beppe Grillo e anche per i sondaggisti, che da oltre un mese ci tempestavano di previsioni sbagliate, come spesso succede: c’è da chiedersi se questi errori macroscopici siano dovuti all’incapacità o se invece vengano commessi ad arte per condizionare gli elettori. Dal responso delle urne emerge innanzitutto una certezza: gli italiani non amano la politica urlata né le rivoluzioni annunciate dai grillini e hanno dato fiducia a Renzi, se non per i risultati fino ad ora raggiunti dall’esecutivo, almeno per l’impegno che ha dimostrato. Anzi, hanno privilegiato il partito del premier, riconoscendo il suo personale attivismo, a scapito di altri componenti della maggioranza: il Nuovo Centrodestra infatti, che ha sottratto parlamentari a Forza Italia (caduta ai minimi storici) per sostenere il governo, si è fermato al 4,4 per cento nonostante l’apporto dell’Udc. Un bottino deludente, se si pensa che, sull’altra sponda, Fratelli d’Italia ha quasi raddoppiato i consensi raccolti nelle Politiche del 2013. Ora il presidente del Consiglio è rafforzato, sia all’interno del Pd che della maggioranza, e può modificare il suo mantra “altrimenti me ne vado” con “altrimenti si va a votare”. Volendo vedere il rovescio della medaglia, i cittadini gli hanno concesso quella legittimazione che gli mancava, visto che il suo incarico non gli arriva direttamente dalle urne: ora non ha più alibi.

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