Era già Faletti anche se non era ancora Faletti

Anch’io, martedì prossimo, saluterò per l’ultima volta Giorgio Faletti, un amico con cui ho avuto il piacere di percorrere un tratto di strada ai tempi della nostra giovinezza. Ci si trovava sovente al mio paese, Castagnole Lanze, insieme ad altri coetanei, anno più anno meno: la “base operativa” era una cascina chiamata “La Malviraia”, dove si cantava, si organizzava qualche festa, magari una merenda. Il problema più importante, come ricorda una canzone di Adriano Celentano, era sempre quello di trovare le ragazze. Con Giorgio c‘erano spesso Guido Trinchero, che ho rivisto anni dopo in Venezuela, e Fulvio Accornero, ora architetto, che lo accompagnarono nelle sue prime esperienze locali di cabaret. Non era ancora Faletti, ma era già Faletti. Possedeva già la fantasia, l’ironia, la creatività che lo portarono ad affermarsi nello spettacolo, nella musica, nella letteratura; un traguardo che si è guadagnato con grandi sacrifici, con una gavetta lunga e dura. Il successo non l’ha cambiato, non l’ha allontanato dalle sue radici e dalle amicizie astigiane, e sicuramente avrebbe potuto fare ancora molto per il nostro territorio se la morte non lo avesse bloccato. La sua scomparsa mi addolora moltissimo e l’unica consolazione che mi rimane è quella di aver intuito le sue capacità quando non era ancora Giorgio Faletti ma soltanto un ragazzo con tanta voglia di vivere, di sorridere e di far sorridere gli altri.

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