Riforme? Soltanto con la ditta Renzi & Berlusconi

Approvato l’articolo 2, quello che riduce a 100 i membri del Senato, torna l’ottimismo e si spera, nonostante gli intoppi che anche ieri hanno bloccato i lavori, di arrivare al voto conclusivo entro l’8 agosto, data fissata dal premier per chiudere la prima fase di questa lunga vicenda. Poi verranno le letture a Palazzo Madama e a Montecitorio, le inevitabili correzioni al testo e, a Dio piacendo, il referendum confermativo, previsto nei primi mesi del 2016. Intanto si passerà all’esame dell’Italicum. Per affrontare un tema così indigesto Matteo Renzi deve essere sicuro della lealtà di Silvio Berlusconi: fino ad ora non gli è mancata, ma è sempre meglio accertarsi. Così giovedì prossimo i due leader si incontreranno a Palazzo Chigi per concordare la bozza di riforma elettorale da sottoporre al Parlamento, tentando di smussare gli angoli che ancora li dividono, senza penalizzare troppo con gli sbarramenti i piccoli partiti, che all’occorrenza potrebbero ancora rivelarsi utili ad entrambi. L’accordo salterà fuori, in un modo o nell’altro, perchè i “duellanti” hanno tutto l’interesse a collaborare. Il presidente del Consiglio, che quando era soltanto il segretario del Pd ha avuto il coraggio di prendere il toro di Arcore per le corna e trasformarlo da avversario in interlocutore, sa benissimo che le riforme possono procedere solo con il placet di Forza Italia. Il Cavaliere assume in questo modo il ruolo di arbitro, dimostrando che non ha mai osteggiato il rinnovamento e che, anzi, lo appoggia. Non solo. Recupera autorevolezza e lancia un monito ai transfuga e ai ribelli del centrodestra perchè si ravvedano e tornino sotto la sua ala protettrice. In buona sostanza, è un matrimonio di interesse, la formula che di solito funziona meglio. Bisognerà vedere se, soddisfacendo i propri interessi, i due “padri della Patria” riusciranno a curarsi anche di quelli dei cittadini, che per la verità continuano a tirare la cinghia. Certo che sta accadendo qualcosa di singolare: in questa Seconda Repubblica due leader di partito tentano di fondare la Terza Repubblica usando metodi da Prima Repubblica.

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