Il confronto politico è diventato una guerriglia

Sta per concludersi il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, cominciato il 1° luglio. Su questo ruolo, sicuramente importante e prestigioso, si era creata un’attesa simile a quella del primo sbarco sulla luna, dando ad intendere che il nostro Paese avrebbe utilizzato questa opportunità per indurre Bruxelles ad una svolta decisiva. Non è successo. Anzi, continuiamo a vivere una specie di pace armata, con la Germania che alterna nei nostri confronti elogi per la bontà delle riforme e parecchi rimproveri perchè non riusciamo ad attuarle. La stessa aria che si respira in Italia, dove l’atmosfera è talmente elettrica da indurre il Presidente della Repubblica ad approfittare del consueto discorso augurale alle alte cariche dello Stato per tentare, ancora una volta, di riportare il confronto politico su toni più distesi. Sarebbe ora, perchè questa perenne guerriglia fatta di agguati, ricatti, prove di forza, minacce più o meno velate di scissioni, non solo logora i nervi dei protagonisti, ma non è sostenibile da parte dei cittadini, già provati da anni di sacrifici e dalle notizie sempre più frustranti che arrivano dai palazzi del potere. Inoltre contribuisce a creare l’immagine di una nazione che, di fronte agli scandali quotidiani e ad una crisi economica senza precedenti, è retta da una classe politica litigiosa e inconcludente, preoccupata soltanto di strappare un vantaggio per i vari orticelli che la compongono, contrattando su ogni singola posta, dal Quirinale alla riforma elettorale, e dimenticando la sua funzione istituzionale: combattere non per il proprio tornaconto ma per il benessere dell’Italia. Nella foto: Susanna Camusso e Matteo Renzi, i “duellanti” del momento

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