Anno nuovo: anche se è difficile, dobbiamo crederci

Abbiamo sofferto. Nel 2013 e ancora di più nel 2014. Le economie forzate, i sacrifici finalizzati soltanto a pagare i debiti, i nostri conti che non tornano mai, l’esodo dei giovani verso lidi migliori, la disoccupazione galoppante, una classe politica inconcludente. Questi i motivi principali della nostra sofferenza, uno stato d’animo che l’Italia conosce bene e che in altri periodi storici ha saputo con creatività trasformare in canzoni, poesie, satire, commedie teatrali, opere liriche: ma oggi non ha più la forza d’animo per sorridere delle proprie disgrazie e l’ironia ha lasciato il posto alla rassegnazione, un sentimento che uccide il futuro, che spegne il desiderio di vedere sorgere il sole di domani. Ma il presidente del Consiglio assicura che il 2015 sarà l’anno decisivo per la ripresa del Paese e io ci voglio credere. Sono d’accordo con Renzi quando dice che siano una grande nazione, che abbiamo potenzialità straordinarie, anche se siamo riusciti a complicarci la vita con un masochismo sopraffino: la giustizia ha tempi biblici, l’amministrazione pubblica non funziona, i politici non rispondono mai del proprio operato, la burocrazia borbonica scoraggia gli investitori. Nonostante questo, io voglio credere che l’Italia ce la farà, ce la deve fare, usando il suo grande cuore e l’ingegno che tutti ci riconoscono. Però occorre anche che questo governo, a cui bisogna dare atto di aver dimostrato coraggio, entusiasmo, voglia di cambiare, passi dalle parole ai fatti: solo così gli italiani ritroveranno la speranza e la voglia di lottare, tutti insieme. Già a gennaio le forze politiche avranno l’occasione per trasmettere un primo messaggio positivo, con l’elezione del successore di Giorgio Napolitano, un uomo che non ringrazieremo mai abbastanza per aver servito lo Stato con dignità, tenacia, determinazione, coerenza, umiltà. Non sarà facile trovare il nuovo inquilino del Quirinale, ma i cittadini vorrebbero vedere i partiti impegnati in un confronto serio e costruttivo, leale e disinteressato, anziché assistere ai soliti giochi di prestigio, alle solite sordide  trattative, ognuno preoccupato soltanto del proprio orticello. Se, una volta tanto, si comporteranno da galantuomini, anche per noi sarà più facile credere che l’Italia può tornare ad essere un grande Paese, come si merita. Buon anno a tutti i lettori.

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