Tronchetti Provera: alla Pirelli guidiamo ancora noi

Ormai abituati a proclami quasi quotidiani sull’attività del governo Renzi, martellati continuamente dall’inesauribile “annuncite” del premier, ci sentiamo quasi impauriti da questo silenzio che da un paio di settimane si è steso come un velo sulle vicende politiche: nessuna nuova riforma presentata ai media, nessuna dichiarazione autoreferenziale da parte di membri dell’esecutivo. Calma piatta. Anche i lavori del Parlamento proseguono (se proseguono) in un clima da Paese quasi normale, senza i soliti tweet a diffondere ogni più insignificante dettaglio del dibattito e addirittura senza risse, spintoni, insulti né a Palazzo Madama né a Montecitorio. Le consuete scaramucce che durano lo spazio di un mattino tra minoranza e maggioranza Pd, argomento talmente scontato da essere relegato in ventesima pagina sui quotidiani e quasi regolarmente ignorato dai notiziari tv. Anche il rapporto dell’Ocse ci conferma che stiamo procedendo more solito: in Italia la percezione della corruzione nelle istituzioni governative e locali sfiora il 90 per cento, al top tra i 34 Paesi aderenti all’organizzazione. Stesso copione di sempre. Un minimo di elettricità è arrivato da Marco Tronchetti Provera (foto), presidente di Pirelli, che risponde a muso duro a chi considera preoccupante la cessione della maggioranza dello storico marchio milanese alla Chem China e garantisce che la guida dell’azienda resterà tricolore, senza alcun rischio per l’occupazione. «Mi preoccupano – dice – certi sussulti che sanno di antico. La vera politica industriale si fa creando le condizioni per attrarre investimenti, che portano posti di lavoro». Sarà. Però c’è una certa differenza tra “attrarre investimenti” intorno ad un progetto di sviluppo e vendere la maggioranza dell’azienda.

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