XXV Aprile: le dittature sono tutte da combattere

Domani si celebra il XXV Aprile, epilogo di una guerra e una lotta fratricida che hanno lasciato ferite ancora oggi non rimarginate. Ma la storia ha tempi lunghi e, prima o poi, fa sbiadire i ricordi dei singoli e rende più nitide le astrazioni, ossia gli insegnamenti che ogni sua pagina deve tramandare ai posteri. Credo che il messaggio più importante di questa ricorrenza sia il desiderio di libertà che ogni popolo considera indispensabile per vivere, per progredire, per sviluppare le proprie potenzialità, dalla cultura al lavoro. Infatti ho sempre trovato strano il fatto che, appena archiviati a prezzo di tanto sangue oltre vent’anni di dittatura, parecchi italiani fossero ansiosi di gettarsi nelle braccia di un’altra: “Ha dda venì Baffò”, urlavano nelle strade inneggiando a Stalin, che di cadaveri sulla coscienza ne aveva a milioni. Quindi, se vogliamo sempre onorare chi ha rischiato o sacrificato la vita per cacciare via i nazifascisti, ricordiamo che non esistono tiranni giusti perchè stanno da una parte o ingiusti perchè stanno dall’altra: tutte le dittature sono sbagliate. Una randellata sulle orecchie non è giustificata se viene da sinistra e invece esecrabile se viene da destra, come si teorizzava (e qualcuno ne è ancora convinto) all’ombra della falce e martello. E, ai nostri politici, che tra le tante lacune hanno anche quella di non sapere più dialogare con civiltà e rispetto reciproco, vorrei regalare una frase che descrive in modo esemplare ed efficace il concetto di democrazia: io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perchè tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente. L’ha scritta un certo Francois-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire, uno dei padri dell’illuminismo: sui suoi scritti si formarono gli uomini che furono protagonisti della rivoluzione americana e poi di quella francese.

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