Pensioni: il “Salva Italia” è diventato un boomerang

Come tutti ormai sanno, la Corte Costituzionale ha bocciato il blocco degli adeguamenti pensionistici previsto dalla legge Fornero e contenuto nel decreto “Salva Italia” varato durante il governo di Mario Monti (foto). Se, nel 2011, questo escamotage salvò momentaneamente il Paese dalla bancarotta, oggi rischia di affossarlo definitivamente, visto che il conteggio dei rimborsi dovuti ai cinque milioni di cittadini penalizzati dal provvedimento ammonta a 19 miliardi, una cifra che si abbatte come un asteroide sul nostro già precario bilancio. E’ la rappresentazione della superficialità con cui i nostri governanti gestiscono l’amministrazione pubblica, inventando qualsiasi palliativo per chiudere un buco, anche a costo di provocare poi un cratere. Ora, con Bruxelles che ci sorveglia per non lasciarci uscire dai binarti dell’austerità e una sentenza della Consulta che obbliga lo Stato a comportarsi da galantuomo, Renzi e il ministro Padoan si trovano tra l’incudine e il martello. Così sono state ipotizzate varie soluzioni di pagamento, non ultima quella di escludere dal rimborso immediato i pensionati da tot mila euro in su. Ma la decisione sarà comunicata soltanto ad inizio giugno, cioè dopo le votazioni amministrative: regionali in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto e comunali in 1.063 centri della penisola. Così si eviterà che la campagna elettorale insista troppo su questi due argomenti: l’inutile artifizio del governo Monti, rivelatosi un boomerang, e le scelte impopolari che dovrà fare il governo Renzi, sempre più aggrappato alla canna del gas.

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