Renzi, ottimo venditore: ma il prodotto c’è ed è buono?

Ieri “Repubblica” ha pubblicato un editoriale di Eugenio Scalfari (foto) che, giocando sull’amletico interrogativo “Essere o non essere?”, ha prima sottolineato l’incapacità dell’Unione Europea di darsi una vera governance federale per colpa delle classi politiche che amministrano i singoli Stati, timorose di perdere la propria sovranità. Quindi è passato alla situazione italiana, dove il mantra dell’incertezza coniato da Shakespeare pare accompagnare l’azione di Matteo Renzi, del suo governo e della dirigenza del Pd. Perchè, dice Scalfari, il premier sostiene di rappresentare il cambiamento in quanto sta portando avanti riforme che altri prima di lui non sono mai riusciti ad attuare: però, come abbiamo ripetuto più volte anche noi su questo sito, il suo cammino non si snoda sulla linea di un progetto né tanto meno ha raggiunto fino ad ora risultati significativi per la ripresa del Paese. E conclude con una domanda:«Renzi vende bene il suo prodotto: ma se il prodotto non c’è o non è buono?». Ci conforta sapere che una voce così autorevole concorda su ciò che scriviamo da tempo: se il presidente del Consiglio sfoderasse meno sorrisi e un eloquio più contenuto, ma in compenso portasse a termine i cambiamenti indispensabili ad evitare il tracollo definitivo dell’Italia saremmo tutti più sereni.

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